Ordinanzando…..

bovini_gQualcuno, tra i frequentatori della bacheca comunale, avrà notato l’ordinanza n. 41 del 14 luglio 2009. Impossibile non ricordarla perché si propone di sanare innumerevoli discordie di vicinato che vedono come attori principali arroganti detentori di animali e vicini rompiscatole ed esageratamente puntigliosi.

 

 I punti principali dell’ordinanza sono i seguenti:

  1. E’ vietato ad una distanza inferiore a 500 metri dal centro abitato l’allevamento o la detenzioni di animali di diversa specie quali bovini, suini, ovini, caprini e/o qualsiasi tipo di animale da cortile, compresi i cani in numero superiore a due, con esclusione delle cucciolate per il periodo strettamente necessario per l’allattamento, da intendersi per un periodo non superiore a quaranta giorni,

  2. La demolizione di qualsiasi forma di ricovero o di struttura non adeguatamente mantenuta e trattata, utilizzata per l’allevamento e la detenzione degli animali, capace di costituire fonte di trasmissione e contagio di malattie infettive o potenziale focolaio di sviluppo di insetti, zecche, pulci, topi o quant’altro possa essere pericoloso e nocivo per la salute e l’igiene pubblica;

  3. La mancata osservanza della presente ordinanza, salvo diverse violazioni prevista dal C.P., è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 50,00 a € 500,00.

 Il problema poteva essere affrontato diversamente e sopratutto tenendo conto di un aspetto non secondario: eliminare gli animali che si trovano ad una distanza inferiore a 500 metri dal centro abitato vorrebbe dire mettere in crisi importanti aziende di un settore che già boccheggia, ma anche eliminare buona parte degli allevamenti a conduzione familiare che costituiscono un valido sostegno economico a famiglie a basso reddito e pensionati.

Sarebbe stata comprensibile una ordinanza che regolamentasse la detenzione degli animali nel centro abitato, nonostante esistano importanti leggi nazionali in materia. Ma è, invece, del tutto fuori luogo una ordinanza che allontani gli animali dall’agro, quasi a rinnegare vergognosamente la nostra storia agro-pastorale e con il beneplacito dei possessori di depositi attrezzi trasformati in ville da affittare.