Sardegna isola dei precari. Il nuorese in ginocchio
La stretta della crisi sta producendo effetti gravissimi sulla società sarda: aumentano i disoccupati e diminuisce la qualità del lavoro, i contratti a tempo determinato sono cinque volte superiori ai posti fissi, il lavoro femminile si ferma a circa il 30% contro il doppio previsto, fra due anni, dagli obiettivi di Lisbona. Uno scenario rilevato, su base Istat, dal Centro Studi de L’Unione Sarda.
LE AREE DEBOLI. La rilevazione del Centro Studi de L’Unione Sarda conferma inoltre le difficoltà del centro Sardegna (nuorese, oristanese, Ogliastra), che restano le aree più deboli del sistema economico e produttivo isolano. Il nuorese e l’ogliastra con circa un punto percentuale in più nel tasso di disoccupazione rilevato nel 2007 (dal 9.5 al 10.8); l’oristanese con il 10% (era al 13.2 nel 2006 quando si replicò il record negativo del 2003). Va meglio a Cagliari, Sassari e Olbia: le aree del nord hanno una disoccupazione nell’ordine del 10% (come nel 2006) quelle meridionali del 9.4.
PERFORMANCE SENZA PRECEDENTI. Come rileva il direttore del Centro Studi, Franco Manca, “gli indicatori sia strutturali che congiunturali fanno presagire, in assenza di adeguati interventi, ulteriori difficoltà”. Appena il 20 luglio scorso l’Inps, prosegue Manca, ha registrato un incremento di oltre un milione di ore di cassa integrazione. Altro dato che evidenza la gravità della situazione è quello che riporta l’Agenzia regionale del lavoro: “il tasso di disoccupazione del primo trimestre dell’anno si colloca al 13.5%. Nell’ultimo trimestre del 2007 era all11.2%, un trimestre prima si attestava all’8.7%. La differenza nell’arco dei sei mesi considerati è pari a quasi cinque punti percentuali: una performance negativa che non trova precedenti nella serie storica degli ultimi 15 anni”.
