Alluvione, la Regione boccia 150 rimborsi

2009 Luglio 8
by admin

Orosei. Altre novanta richieste rimangono in attesa di ulteriori verifiche e controlli a campione

Il sindaco accusa: non è giusto, gran parte dei danneggiati non riceverà un euro.

 

«Si tratta di una vera e propria falcidia». Questo ieri mattina il crudo commento del sindaco Gino Derosas dopo che a quasi sette mesi e mezzo di distanza dalla Regione sono arrivati gli esiti delle domande presentate dai privati per il risarcimento dei beni mobili di prima necessità danneggiati dalle alluvioni del novembre scorso. « Gran parte della popolazione colpita dall’evento calamitoso – accusa Derosas- rimarrà senza un euro». Scorrendo gli elenchi trasmessi dalla Protezione Civile della Regione che ha esaminato le autocertificazioni presentate dagli Oroseini, quello che colpisce è un effetti il grosso numero delle domande bocciate in tronco. Su un totale di 359 sono ben 150 quelle escluse a priori dai benefici, 119 sono quelle ritenute idonee (anche se molte con riserva ) mentre altre 90 dovranno essere sottoposte a ulteriore verifica.

La grande maggioranza delle esclusioni riguardano domande per sole auto o motocicli distrutti dalle acque ma molte sono state bocciate anche per la mancanza di abitabilità degli scantinati o per non aver raggiunto il livello minimo di allagamento. Il totale dei rimborsi ammessi in prima istanza a risarcimento supera di poco un milione di euro. « Come ho già avuto modo di esternare più volte – dice il primo cittadino- si sarebbe potuto fare di più se sia questa che la passata  amministrazione regionale avessero ascoltato i nostri suggerimenti e le richieste dei cittadini».

Sotto accusa i criteri adottati per i risarcimenti che appunto non le autovetture e i piani interrati. Ma il sindaco apre anche un secondo fronte di polemica: «Sono amareggiato non solo per l’alto numero di esclusioni e l’esiguità dei risarcimenti concessi ma anche per il ritardo con cui questi verranno effettivamente erogati. La Regione – spiega infatti Derosas- liquiderà i rimborsi solo dopo che il Comune avrà effettuato un controllo a campione sul 30 per cento delle posizioni ammesse e per tutte quelle necessarie di ulteriore verifica. Ciò comporterà ulteriori ritardi anche se già da oggi abbiamo costituito presso l’Ufficio tecnico una unità operativa che si occuperà delle operazioni di verifica. In ogni caso purtroppo prima di vedere i primi risarcimenti bisognerà attendere ancora un paio di mesi». Già da oggi in Comune saranno consultabili gli elenchi arrivati dalla Regione: come i quadri scolastici, con i promossi, bocciati e rimandati. E tante polemiche a seguire.

Fonte: ”La Nuova Sardegna”

Rimborsi alluvione Orosei.

2009 Luglio 7
by admin

Vi posto il contenuto del sito della Regione Autonoma della Sardegna riguardo agli ammessi ai rimborsi per l’alluvione che ha colpito Orosei.

 

L.R. n. 15/2008, art. 1, comma 5, lett. b) “Concessione ed erogazione dei contributi ai privati per danni subiti per il danneggiamento o la perdita dei beni mobili indispensabili e delle autovetture”. Approvazione provvisoria degli elenchi relativi alle richieste dei privati aventi diritto, degli esclusi dai benefici e di quelli da sottoporre a verifiche. Comune di OROSEI.

Struttura di riferimento: DIFESA DELL’AMBIENTE – DIREZIONE GENERALE DEL CORPO FORESTALE E DI VIGILANZA AMBIENTALE – SERVIZIO PROTEZIONE CIVILE E ANTINCENDIO Pubblicazione online: 06/07/2009

Determinazione n. 1407 del 02/07/2009 [file.pdf]
Tabella A – Elenco povvisorio degli ammessi ed ammessi con riserva [file.pdf]
Tabella B – Elenco povvisorio degli esclusi [file.pdf]
Tabella C – Elenco provvisorio delle istanze da sottoporre a verifica [file.pdf]

Cultura: toponomastica in limba. Convegno a Orosei e nuovo progetto.

2009 Luglio 7
by admin

La toponomastica sarda sarà riscoperta grazie all’iniziativa dell’Assessorato regionale della Cultura, che ha ripreso in mano il progetto di ”Atlante Toponomastico sardo” ”Casteddu” invece di Cagliari, ”Tatari” al posto di Sassari e ”Nugoro” per Nuoro. Sono solo alcuni dei toponimi in lingua sarda riscoperti dall’Assessorato regionale della Cultura che ha ripreso in mano il progetto di “Atlante Toponomastico sardo”, avviato nel 2005 e subito interrotto per problemi tecnici e finanziari. L’iniziativa, che si aprirà con un convegno studi a Orosei l’11 ed il 12 luglio prossimi, è stata presentata dall’assessore Maria Lucia Baire, la quale ha ricordato che il tema della lingua sarda “riguarda tutti perché si tratta di trasmettere una tradizione orale e di fermare l’oblio della nostra lingua”. La creazione dell’Atlante, finanziato con 660 mila euro (230 mila di fondi regionali e 430 mila di fondi nazionali), sarà affidata a 30 ricercatori delle Università di Cagliari e Sassari, che dovranno rispolverare i vecchi archivi dei 377 comuni sardi, e delle province, documenti antichi, carte e atti notarili, oltre ad utilizzare la preziosa memoria storica degli anziani nei vari territori. L’enorme patrimonio dei nomi delle città, dei paesi, dei fiumi, monti o semplicemente luoghi saranno inseriti in una pubblicazione che servirà anche da base per realizzare, su base scientifica, una vera e propria toponomastica bilingue su cartelli informativi regolamentari. Il progetto, che inizierà dalle province di Cagliari e Sassari e sarà coordinato da una regia regionale composta da otto esperti selezionati attraverso un bando pubblico, prende avvio da una stima sociolinguistica poco confortante: secondo le Università sarde vi è una “crisi della lingua sarda conosciuta in massima dal 70% della popolazione, ma parlata effettivamente dal 13% dei residenti, allevati prevalentemente in sardo nelle zone del Goceano centrale, dell’Alta Barbagia e della Baronia”.

Fonte: www.unionesarda.ilsole24ore.com

Il caso Ufficio Tecnico.

2009 Giugno 26
by admin

Pubblico (con un copia&incolla dal commento postato da SONOIO) l’articolo de “La Nuova Sardegna” del 25 giugno (ieri). Premesso che i processi si fanno in tribunale, chiederei di commentare l’articolo senza offese personali e, talora venissero descritti dei fatti, di attenersi alla realtà.

FONTE LA NUOVA SARDEGNA

Avvisi di garanzia e richieste di rinvio a giudizio il capo dell’ufficio tecnico lascia l’incarico

di Angelo Fontanesi

OROSEI. L’architetto Efisio Rojch, almeno per po’ di tempo, non sarà più il capo dell’Ufficio tecnico comunale di Orosei. È stato lo stesso funzionario a confermarlo.

Da giorni voci e illazioni stavano scuotendo il Palazzo. «Ho chiesto al sindaco di essere trasferito ad altro incarico – ha spiegato Rojch – Lo faccio per alleggerire una situazione che stava diventando ogni giorno più difficile e per dar modo all’Ufficio tecnico di procedere il suo lavoro senza ostacoli dovuti alla mia posizione».

Una dichiarazione di circostanza, rilasciata con il solito aplomb, ma che trasuda di amarezza e risentimento. La causa della richiesta infatti va ricercata nel pesante carico di avvisi di garanzia e di rinvii a giudizio che negli ultimi mesi gli sono stati recapitati dalla Procura di Nuoro. Rojch, in virtù del suo incarico, è infatti coinvolto in decine di casi di abuso edilizio e le accuse che gli vengono contestate sono pesantissime: dal falso ideologico a omissioni in atti d’ufficio sino al concorso in lottizzazione abusiva.

«Sono diventato il parafulmine di una situazione di fatto – sbotta a denti stretti – sono il capro espiatorio perfetto, preferisco farmi da parte e lasciare che la magistratura faccia tranquillamente il suo corso. Saprò difendermi nelle sedi opportune».

Inutile cercare di strappargli di più. Ancora meno disposti a commentare il caso gli amministratori comunali. «Preferisco attendere qualche giorno prima di fare qualsiasi commento – dice il sindaco Gino Derosas – si tratta di un caso dove gli aspetti personali sono prioritari rispetto a quelli amministrativi. Ritengo comunque che la decisione dell’architetto Rojch sia la più saggia».

Eppure nelle ultime 48 ore «l’affaire Rojch» ha fatto fibrillare come non mai tutto il mondo politico oroseino. Si dava per scontata l’apertura di un procedimento di sospensione d’ufficio dal servizio per «incompatibilità ambientale»: gli avvisi di garanzia e i rinvii a giudizio mettevano infatti Rojch nell’impossibilità di svolgere alcuni importanti funzioni in quanto indagato in fatti connessi. E il Comune risulta parte offesa in molti di questi procedimenti.

Una situazione che rischia di aggravarsi nelle prossime settimane quando la Procura dovrà pronunciarsi su decine di ulteriori richieste di rinvio a giudizio. È il risultato di tre ani di serrate indagini condotte soprattutto dalla Guardia forestale per conto della Procura negli uffici del Comune.

E il «parafulmine» Efisio Rojch a questo punto potrebbe non bastare a scaricare a terra i lampi giudiziari che si addensano sul cielo di Orosei.

PATENTE E PUNTI

2009 Giugno 25
by bewolf

Patente a punti: un bilancio dopo i primi sei anni

Una ricerca dell’ASAPS sulla situazione dall’introduzione della patente a punti indica tante infrazioni ma pochi punti decurtati

Patente a punti: un bilancio dopo i primi sei anni

Gli italiani e la patente a punti: un rapporto “contrastato” ma ricco di escamotages. Secondo un rapporto pubblicato in questi giorni dall’ASAPS (Associazione Amici e Sostenitori della Polizia Stradale), che ha esaminato le statistiche dei primi sei anni dall’entrata in vigore della patente a punti, questa ricorrenza serve per tastare il polso al rapporto fra gli automobilisti “nostrani” e le contravvenzioni che, oltre a un’ammenda pecuniaria, contemplano la decurtazione di alcuni punti dal documento di guida.

Innanzitutto, qualche cifra: al 31 Marzo 2009, i punti prelevati dalle patenti dei 35 milioni 587 mila automobilisti “pizzicati” sono stati oltre 50 milioni (per la precisione: 50.174.111) da un ammontare di 12 milioni 635 mila contravvenzioni che riguardavano anche una sottrazione dei punti dalla patente.

Le più brave si sono rivelate le signore, “colpite” nel 23,5 per cento dei casi, mentre il 76,5 per cento dei punti è stato prelevato ai maschi. Facendo un semplice rapporto, in media ogni conducente è stato decurtato di 1,4 punti.

La nota curiosa, in questo mare di dati, è che solo l’1,7 per cento degli automobilisti che hanno subito una sottrazione di punti dalla propria patente ha deciso di frequentare i corsi di recupero previsti a suo tempo dal Ministero dei Trasporti: in cifre, gli automobilisti “pentiti e diligenti” sono stati appena 206 mila; e i punti recuperati solo 1 milione 327 mila.

Pochini, dunque. Il motivo? E’ presto detto, e va riscontrato in ciò che dice la Legge: dopo due anni di “buona condotta”, i punti persi vengono recuperati. In teoria, gli automobilisti che, dal 2003, hanno dovuto rifare tutta daccapo la trafila per ottenere di nuovo la patente sono stati pochi: meno di 100 mila.

Secondo l’ASAPS, si tratta di una esigua percentuale (0,28 per cento) che conferma come, nel caso della decurtazione dei punti dalla patente, le maglie legali siano larghe: continuano ad essere ancora tante le infrazioni sulla strada, ma i punti sottratti pochi: chi non è stato ancora “pizzicato”, in questi 6 anni ha accumulato altrettanti punti (due per ogni biennio); può dunque, per premio, “regalarsi” un superamento di quelli “pesanti” del limite di velocità (oltre 60 km/h), o un passaggio al semaforo rosso, o due guide in stato di ebbrezza: la patente sarebbe, in ogni caso, salva.

di Francesco Giorgi
24/06/2009

Admin: il ritorno….

2009 Giugno 24
by admin

 

bart-simpson-generator

Hai ragione caro Bewolf, mi devo scusare per la mia assenza. Gli impegni non mi hanno consentito di partecipare al Blog amatissimo che io ho creato, ma che tu con grande convinzione hai portato avanti. Da oggi, ritorno ad essere operativo con lo stesso spirito e, spero, con la stessa assiduità. Vi saluto tutti.

Invece dei ‘festini’ del presdelcons …

2009 Giugno 22
by bewolf

forse converebbe riflettere su questo dato:
http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/09/06/22/tasse_lavoro_piu_alte_ue_123.html
insomma, il sospetto che il costo del lavoro ed il costo del denaro fossero troppo elevati non è proprio una novità?
Ma le alternative, dove sono?
Bewolf

REFERENDUM: tutti ne parlano ma

2009 Giugno 19
by bewolf

nessuno ne sa abbastanza. Per questo mi permetto di riportare un articolo inerente il prossimo referendum; qualcuno forse avrà pure ancora interesse in queste cosucce.
Cordialità, Bewolf
Quello che c’è da sapere sui referendum
di di Sandro Brusco (www.lavoce.info)
17 giugno 2009. A pochi giorni dal voto, la cortina di silenzio sui referendum è sempre fitta. E tra i non molti italiani che sanno della loro esistenza, regna la confusione sulle conseguenze che potrebbero produrre. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Il primo e secondo quesito aboliscono la possibilità di formare coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Ma un eventuale successo non cambierebbe di molto le cose rispetto alla legge elettorale attuale. Il terzo impedisce ai leader di presentarsi in più circoscrizioni. Un meccanismo indifendibile, ma praticato da tutti i partiti.
A pochi giorni dal voto, molti italiani non sanno nemmeno che domenica e lunedì prossimi si terranno tre referendum elettorali. Anche tra quanti sono coscienti della loro esistenza, sembra esserci notevole confusione sui risultati pratici che avranno. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza. I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera. Il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai capi-partito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca attenzione finora prestata ai referendum si è incentrata sul primo e sul secondo. Voglio qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal terzo.
Il referendum sulle candidature multiple – L’attuale sistema elettorale prevede liste chiuse, ossia gli eletti di un partito o coalizione vengono determinati dall’ordine in cui appaiono in lista. Dato che l’ordine è a sua volta determinato dai dirigenti del partito, questo fornisce loro un enorme potere. Tale potere sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla fine, quanti deputati e senatori elegge un partito viene ancora determinato dal numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una idea approssimativa dei voti che un partito può prendere, sorprese negative o positive sono possibili. Ne segue che, almeno occasionalmente, il candidato designato può non essere eletto o il candidato non particolarmente desiderato può farcela. Come fare per rendere più ferreo il controllo dei capi-partito sugli eletti?
La risposta è: candidature in più collegi. Questa possibilità, concessa dalla legge elettorale, viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere. Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo che il partito X si aspetti di ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi nel collegio 2. A esser sicuri del risultato, basta mettere persone gradite ai capi-partito nei primi due posti della lista nel collegio 1 e nel collegio 2. Ma può accadere che ci siano sorprese, e in almeno un collegio i seggi siano tre, oppure uno. Si rischia in tal modo di ottenere l’elezione di qualcuno che non è stato unto dai capi-partito, o si rischia di far mancare la poltrona a qualcuno cui è stata promessa.
È qui che entrano in gioco le candidature multiple. Sostanzialmente, si mette il capo del partito come capolista nei due collegi, e dietro un paio di nomi di fedelissimi. Supponiamo ora che nel collegio 1 il partito ottenga due seggi e nel collegio 2 ne ottenga tre. Senza candidature multiple c’è il rischio che il terzo seggio del collegio 2 finisca a qualcuno non designato dai vertici, a cui magari era stato promesso un posto marginale in lista, come contentino. Ma con le candidature multiple il problema scompare. Ora dietro al capolista, lo stesso nei due collegi, stanno due candidati controllati dall’oligarchia in ciascun collegio. Il capo-partito, una volta visti i risultati, opta per il collegio 2. Finiscono quindi eletti i numeri due e tre nel collegio 1 (i fidati messi dietro al capolista) e i numeri uno, due e tre nel collegio 2 (il capolista più i due fidati). Chiaramente, se invece è il collegio 1 quello che genera la sorpresa dando più seggi del previsto, il capolista opterà per quello. In sostanza solo enormi sorprese, con variazioni impreviste degli eletti in molti collegi allo stesso tempo, possono rovinare i piani dei capi-partito. In tutti gli altri casi una sapiente scelta ex post del collegio in cui essere eletti consentirà ai capi-partito di mantenere un ferreo controllo degli eletti.
Il meccanismo è così indecente e spudorato che è difficile immaginare un qualunque argomento in sua difesa. Infatti, nessuno lo difende, o almeno io non ho visto un singolo articolo in sua difesa. Salvo poi non fare assolutamente nulla in Parlamento per eliminare la possibilità di candidature multiple e utilizzare puntualmente il meccanismo elezione dopo elezione. Al cittadino esterrefatto non resta che l’arma referendaria. E forse nemmeno quella, vista la cappa di silenzio che è stata imposta.
I referendum sui premi di coalizione – I referendum sui premi di maggioranza aboliscono la possibilità di formare coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Se i referendum avranno successo, il premio di maggioranza nazionale per la Camera andrà alla singola lista che ottiene il maggior numero di voti, e i premi regionali per il Senato andranno alle liste che arrivano prime in ciascuna regione.
È bene non illudersi troppo sugli effetti di tale cambiamento. L’obiettivo iniziale del comitato referendario era quello di stimolare il dibattito parlamentare sulla legge elettorale. Ho anche cercato di argomentare l’estate scorsa che una buona riforma elettorale era possibile nel nuovo Parlamento, dato che era nell’interesse delle principali forze politiche presenti, Pd, Lega e Pdl. Ma non si è mai abbastanza pessimisti quando si analizza la politica italiana. Una discussione sulla riforma elettorale avrebbe richiesto un minimo di lungimiranza e buon senso. Avrebbe inoltre richiesto di agire con calma e per tempo. Apparentemente questo è chiedere troppo; si è atteso fino all’ultimo momento (e anche un po’ più in la: è stata necessaria una leggina per allungare i termini massimi entro cui andava indetto il referendum) per poi agitarsi scompostamente e secondo i propri ristrettissimi e ultra-miopi interessi di bottega.
Detto questo, un po’ di chiarezza sugli effetti dei referendum va fatta. Si è cercato di far passare l’idea che il referendum consegnerebbe l’Italia a Silvio Berlusconi, che renderebbe possibile governare anche con percentuali di consenso minime. Il ministro Calderoli ha addirittura detto che il risultato del referendum sarebbe di “assoluta dissonanza con la democrazia”. Non accadrebbe nulla di tutto questo. Di fatto, purtroppo, accadrebbe troppo poco.
Chiariamo anzitutto che anche con la legge attuale è perfettamente possibile che un partito con una quota elettorale ridotta ottenga il premio di maggioranza. Questa non è in alcun modo una novità del referendum. Chi afferma che la legge che uscirebbe dal referendum è antidemocratica sta quindi implicitamente dicendo che l’attuale legge è antidemocratica. Cosa succederebbe se passassero i referendum? Essenzialmente, anziché avere differenti simboli a supporto di un candidato presidente del Consiglio, come accade ora, i partiti dovranno accordarsi ex ante su un unico simbolo e una unica lista.
Questo può avvenire mediante l’inclusione di diversi simboli in un unico cerchio o mediante un nuovo simbolo. Non sarebbe una pratica nuova nel panorama italiano, tutt’altro. Per esempio, nel 2006 i Ds e La Margherita si presentarono sotto il comune simbolo dell’Ulivo per la Camera, ma con simboli separati per il Senato. Tutto questo per dire che la distinzione tra “coalizione di liste elettorali” e “lista elettorale” è alla fine assai meno netta di quel che può apparire a prima vista, per l’elementare ragione che i partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda della legge. Se passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste elettorali più eterogenee. Ma, alla fine, i cambiamenti saranno minimi.
Per mettere concretamente i piedi nel piatto: se Berlusconi diventa sufficientemente forte da poter vincere senza la Lega, allora, anche con la legge attuale, può presentarsi da solo e guadagnare il premio di maggioranza. Da questo punto di vista, i referendum sono sostanzialmente ininfluenti. Può essere utile guardare ai numeri usciti dalle ultime elezioni politiche e dalle ultime Europee per avere un’idea più precisa di ciò che può succedere.
Se il Pdl si fosse presentato da solo alle ultime politiche sarebbe stato battuto da un listone Pd-Radicali-Idv, ossia, la coalizione che si formò alle politiche del 2008. Lo stesso sarebbe successo se i numeri rilevanti fossero stati quelli delle ultime Europee: un listone Pd-Radicali-Idv avrebbe ottenuto il 36,56 per cento dei voti, contro il 35,27 per cento del Pdl. La sconfitta del Pdl sarebbe stata ancora più netta se alla coalizione Pd-Radicali-Idv si fossero aggiunti pezzi sulla sinistra o sulla destra.
Ovviamente, quello che ci dicono questi numeri è che, anche se passassero i referendum, il Pdl non si presenterebbe da solo, rischiando in tal modo la sconfitta. Quello che ci possiamo aspettare, se passa il referendum, è una lista unitaria Pdl-Lega, presumibilmente con un simbolo composto dai due sotto-simboli appaiati, la cosiddetta “bicicletta”. Nulla di trascendentale, quindi. Il Pdl o il Pd riusciranno a governare da soli solo se aumenteranno i consensi o se le forze che li avversano saranno sufficientemente divise e rissose. Questo è vero con il sistema attuale e resterà vero con il sistema che potrebbe uscire dai referendum. Non è un caso che Berlusconi abbia così prontamente sacrificato i referendum appena la Lega ha fatto la voce grossa. Sapeva che non aveva gran che da guadagnarci.
Perché tanto agitarsi allora? Perché la Lega ha minacciato addirittura la crisi di governo per far fallire i referendum e ha imposto un notevole esborso ai contribuenti per evitare l’accorpamento dei referendum alle elezioni europee? Perché Antonio Di Pietro, dopo aver raccolto le firme, si è schierato contro i referendum? Ho analizzato altrove, più in dettaglio, le ragioni di tale opposizione. Qui è sufficiente dire che tutto questo isterico agitarsi mostra solo quanto i nostri rappresentanti siano ferocemente abbarbicati anche alle più piccole fette di potere. Essenzialmente si teme che, una volta costretti a fare liste elettorali uniche con i loro alleati principali, i partiti diversi da Pdl e Pd perdano riconoscibilità e quindi potere. Questo nonostante il fatto che comunque si voterà alle elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee con sistemi che rendono possible la presentazione del proprio simbolo.

Intercettazioni: sì definitivo della Camera.

2009 Giugno 12
by bewolf

Secondo me ci si dovrebbe chiedere alcune domande.
Per l’inizio: quanto si risparmia? A chi giova?
Cordiali saluti, Bewolf
http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/09/06_giugno/11/intercettazioni_si_definitivo_camera_123.html

“L’isola è cambiata, riscriviamo lo Statuto”

2009 Giugno 10
by bewolf

Parola di Cappellacci, mentre la Lombardo preferisce l’autonomia …
Personalmente ritengo che sarebbe ore che i nostri governanti ci facessero almeno una volta ‘assaggiare’ i vantaggi di uno Statuto di Regione autonoma …
Stranamente ci sono alcune Regioni a Statuto speciale e l’aria che si respira lì mi sembra alquanto diversa.
Saluti, Bewolf